Archivi categoria: Viaggi

Il ducato di Parma e Piacenza

Chi di voi mi segue anche su Instagram si starà chiedendo: “Ma tutte quelle cose buone che hai mangiato negli ultimi mesi postandoci le foto? Di quelle non ci dici nulla?”. Purtroppo non sono riuscita a scrivere con la costanza che avrei voluto, ma eccomi qui a recuperare il tempo perso scrivendovi delle mie esperienze di questi mesi. Da dove partiamo? Dal Ducato di Parma e Piacenza.

Lo avevo promesso al mio compagno e finalmente ho mantenuto la promessa di fargli vedere le zone del Piacentino, approfittandone per visitare anche Parma. Così il venerdì prima di Pasqua sono passata a prenderlo dopo il lavoroe, dopo una cena veloce all’autogrill fatta di prodotti Beretta senza glutine, siamo arrivati all’Ilga Hotel di Collecchio. Per la colazione occorre chiedere al bar la chiave della teca contenente i prodotti senza glutine, in modo da essere sicuri che siano sempre disponibili a chi ne ha bisogno e che non siano contaminati. Personalmente ho apprezzato molto.

Da lì siamo partiti il sabato mattina alla volta della Reggia di Colorno, dove avevamo prenotato una visita guidata per le 10. Depredata di molti dei suoi tesori e abbandonata a se stessa per diverso tempo, ora ospita una delle più famose scuole di cucina, si può visitare e al suo interno vengono organizzati perfino matrimoni. Non mi aspettavo fosse così bella e sono rimasta stupita da questa reggia che non conoscevo e che vale la pena di essere visitata con calma.

Da lì ci siamo recati al Parma Retail, dove, tra una vetrina e l’altra, ci siamo fermati a mangiare all’America Graffiti. Menu a parte senza glutine con vasta scelta, tra cui ho optato per burrito, patatine e torta. Tutto molto gustoso.

 

Usciti da lì, ci siamo recati a Parma, dove per tutto il pomeriggio abbiamo girato a piedi per le vie della città. Parma è meravigliosa e vale la pena di visitare ogni sua parte godendosela a piedi. Un pomeriggio stancante, ma decisamente bello, che si è concluso con una cena ottima Al Petitot, ristorante dal nome tipico e dal servizio eccellente. Non ho potuto resistere al richiamo del prosciutto di Parma, a degli ottimi gnocchi e a un dolce squisito.

Il giorno successivo abbiamo lasciato Parma alla volta di Tuna di Gazzola, dove avevamo prenotato il pranzo di Pasqua alla Trattoria La Locanda. Il menu di Pasqua senza glutine era identico a quello del mio compagno e nei giorni normali tutto il menu è disponibile anche senza glutine se si prenota in anticipo. Il piacere di mangiare di nuovo lo gnocco fritto e i tortelli, il piacere di mangiare lo stesso menu di chi ti accompagna senza problemi e la cortesia e simpatia del personale, hanno reso il pranzo favoloso.

Nel pomeriggio ci siamo recati a visitare il castello di Rivalta, ancora in parte abitato e circondato da un borgo molto carino, in cui sono riuscita ovviamente ad attaccare bottone con una signora che vendeva libri particolari e a comprarne uno (non riesco proprio a fare una vacanza o un weekend via senza tornare con uno o più libri nuovi). Il castello è ancora abitato e ben tenuto, pieno di curiosità e con un paio di mostre temporanee affascinanti.

Per concludere la giornata, abbiamo testato la Bella Napoli. Pizza buona, personale disponibile e cena conclusa con un buon sorbetto.

Il lunedì dell’Angelo, dopo aver dormito all’Idea Hotel (comodissimo e pulito, ma con una colazione senza glutine quasi inesistente), siamo andati a visitare Piacenza e abbiamo avuto l’occasione di salire in cima alla cupola della Basilica di Santa Maria di Campagna, solitamente chiusa, in occasione della mostra “La salita al Pordenone”. La cupola è davvero stupenda e siamo stati felici di visitarla con la guida che ha spiegato molti particolari che da giù non si notano. Per chiudere la vacanza, un pranzo recuperato al supermercato vicino all’albergo e un caffè con due amici, seguito da una passeggiata per le vie di Piacenza, città molto carina e che non stanca mai, soprattutto per l’accoglienza dei suoi abitanti.

Il weekend di Pasqua è trascorso meravigliosamente e si è concluso con la promessa di tornare appena possibile a Tuna per mangiare i Pisarei e Fasò senza glutine.

Alla prossima

Pepper

 

Macugnaga: la cultura e la bellezza

Vi avevo già parlato di Macugnaga in occasione delle vacanze della scorsa estate (se ve lo siete perso cliccate qui). Il paese, che da sempre ho nel cuore, è piaciuto così tanto anche al mio compagno che abbiamo deciso di tornarci anche quest’anno. Vi scrivo nuovamente per aggiornarvi sulle novità e per confermarvi che quel paesino piccolo con poche attrazioni turistiche, ha un fascino che non tramonta mai: ci si sente a casa passeggiando per il paese e il cuore di riempie di pace osservando i panorami che si possono ammirare salendo sui suoi monti.

Il primo giorno

Anche quest’anno abbiamo contattato la proprietaria delle strutture Apartaments Incanto Walser, che ci ha affittato l’appartamento sopra quello in cui eravamo stati lo scorso anno: posizione perfetta per lasciare la macchina ferma e muoversi a piedi per tutto, appartamento con soggiorno con cucina a vista e camera con bagno mansardati. Pulito, funzionale e romantico. Al mattino si inizia la giornata con il saluto del Monte Rosa al nostro balconcino.

Per pranzo insalata di riso portata da casa, ma per cena abbiamo voluto provare un posto in cui ancora non eravamo stati: il ristorante dell’hotel Flora. Lo scorso anno mi avevano detto che prenotando prima avrebbero fatto anche la pizza, così abbiamo chiamato qualche sera prima per effettuare la prenotazione: una voce femminile ci ha avvisato che non riescono a fare pizza senza glutine, ma che per il menu ristorante non avrò problemi: abbiamo quindi prenotato per il menu ristorante per la sera del nostro arrivo. Giunti sul posto, il cameriere ci ha guardati con aria strana, ci ha accompagnati al tavolo e mi ha detto che non gli è stata comunicata nessuna prenotazione (il proprietario pensava addirittura che avessimo prenotato per errore un altro ristorante, ma ha confermato che il numero nella cronologia delle chiamate era il suo). Certo perdersi l’unica prenotazione della serata non è stato un buon inizio, ma il cameriere ha salvato la cena chiedendo al cuoco cosa potessi mangiare in sicurezza e tornando con due scelte: pasta oppure roastbeef e patate. Ho optato per la seconda opzione e devo dire che ho trovato il piatto davvero buonissimo. Dolci completamente assenti, ma ho preso una fetta di anguria e un caffè. Cena salva, carne buona e vacanza iniziata.

Le novità

A parte l’esperimento al ristorante dell’hotel Flora, ci sono novità da riportarvi.

La prima è che da Walser Beckerei Sas, la panetteria vicino alla chiesa di Staffa, ci sono dei prodotti confezionati che fanno arrivare apposta per noi: muffin, tortine e crostatine. La scelta non è abbondante, ma finalmente possiamo avere qualcosa anche noi.

La seconda novità è che sono aumentati i prodotti senza glutine in vendita nel negozio La culla del desiderio: ora, oltre alla pasta, si trovano crackers, biscotti e taralli di diversi tipi.

Ultima delle novità, ma non in ordine di importanza, al Ristoro Paradiso, che si trova all’alpe Burki ed è raggiungibile anche tramite seggiovia, noi celiaci possiamo mangiare la polenta. A causa di una tendinite che mi ha colto impreparata infatti, abbiamo dovuto fermarci invece di proseguire la nostra gita. Mentre ordinavo il caffè (e ilbuonLohe si godeva un affogato gigante) abbiamo chiesto se avrei potuto mangiare lì anche io e ci hanno confermato che avrei potuto scegliere tra polenta e funghi o polenta e formaggio. La ragazza con cui abbiamo parlato è stata così gentile da proporci di aspettare lì fino all’ora di pranzo, permettendoci di usare le sdraio del bar. Momenti di puro relax conclusi da un’ottima polenta.

Accoglienza e cultura

A Macugnaga mi sento sempre a casa e quest’anno ancora di più mi sono goduta l’accoglienza e la pace del luogo, unendola a una bella dose di cultura. Alla Kongresshaus vengono organizzati concerti e conferenze molto interessanti. Le guide alpine organizzano escursioni e passeggiate. Sono presenti in tutto il paese i forni tradizionali in pietra, due musei e una miniera d’oro visitabili. Per il secondo anno di fila hanno ospitato una serata di Vette d’artificio.

Tante persone dimostrano quanto siano legati al loro territorio e quanto siano accoglienti. Ve ne riporto due esempi.

Passeggiando in un giorno nuvoloso, mi sono accorta che la chiesa vecchia era aperta: non l’avevo mai vista aperta in tanti anni. Al suo interno un signore gentilissimo, a cui purtroppo non ho chiesto il nome, ci ha visto interessati e ci ha spiegato moltissime cose sulla chiesa e permesso di salire sul matroneo e sul campanile, da cui si gode di un panorama stupendo. Vi assicuro che quella chiesetta nasconde tante storie e tanti tesori, come mai mi sarei aspettata, ed è stato stupendo riuscire a vederla e saperne un po’ di più.

L’altro esempio in realtà è un insieme di coincidenze ed episodi. Ho visto il cartello che pubblicizzava uno spettacolo al museo Walser, una lettura di brani ispirati ad un libro che non avevo ancora letto. Così siamo scesi a piedi per andare a vederlo e mi sono ritrovata poi a guardare anche un video in cui una ragazza che conoscevo da bambina cantava in Titsch, il dialetto Walser della zona. Lo spettacolo è stato introdotto da una signora bionda. Il giorno dopo siamo andati a visitare il Museo della Montagna e del Contrabbando. Il museo è piccolo, ma molto interessante e a farci da guida c’era la signora della sera precedente. Si chiama Daniela Valsesia ed è preparata, disponibile e molto simpatica. Abbiamo potuto fare domande e raccontarle le nostre impressioni. Abbiamo notato che in fondo la parte del contrabbando era un po’ la stessa di casa nostra: la storia lì somigliava alla terra di confine qui. Inutile dire che, quando abbiamo visto che ci sarebbe stata la presentazione del libro a cui era ispirata la rappresentazione, non abbiamo esitato: abbiamo acquistato il libro e ci siamo recati alla Kongresshauss. Lì abbiamo ritrovato nuovamente Daniela, che ci ha riconosciuto e presentato ad un professore davvero simpatico, così abbiamo piacevolmente conversato con loro prima dell’inizio della presentazione. Del libro vi parlerò in un articolo a parte, perché vale la pena di parlarne, leggerlo e tenerlo a casa. Quella sera ci siamo sentiti a casa e so già che ci sentiremo a casa ogni volta che torneremo a Macugnaga.

Un pochino già sento la mancanza di quei monti, del vecchio tiglio secolare che vedevo anche da bimba, delle persone cordiali e disponibili che ti salutano come se avessi sempre vissuto lì.

So già che torneremo appena sarà possibile e fino ad allora faremo tesoro di questa nostra vacanza.

Alla prossima

Pepper

 

Turin, ma che bela Turin

“Turin, ma che bela Turin”, cantava Macario. E come dargli torto. Ogni volta che passo un weekend in questa città mi sento a casa. Camminare per le strade del centro la sera e passeggiare per il parco del Valentino mi da un senso di pace. Ogni volta che mi reco a Torino trovo un posto nuovo dove mangiare senza glutine.

Questa volta abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento in zona San Salvario. La sera stessa abbiamo perlustrato la zona per fare spesa e abbiamo scovato la gastronomia La Madia, In via Ormea. Qui si possono trovare pane, pizza, pasta fresca, torte salate e dolci, tutti senza glutine e su richiesta si possono avere prodotti adatti anche a chi soffre di altre intolleranze alimentari. Dopo esserci mangiati un pezzo di focaccia, siamo tornati a casa con una torta salata, una quiche pancetta e cipolle e una mini Sacher con cui il 31 dicembre abbiamo chiuso il nostro “cenone casalingo”.

 

Il giorno successivo ci siamo recati alla Venaria Reale. Il complesso comprende la Reggia, i suoi Giardini, il Borgo Antico e il Parco La Mandria. La storia della Reggia è particolare: per anni è stata abbandonata a se stessa. Poi, dopo un lungo lavoro di restauro, è stata riportata alla sua bellezza ed è diventata Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

I ristoranti sono molti nella zona, ma nessuno di quelli interni alla Reggia sembrava dare possibilità di cibo senza glutine guardando su internet, quindi ho prenotato tramite The Fork al ristorante pizzeria Geoffrey’s sapori reali, in via san Marchese. Il locale è comodamente raggiungibile anche da Torino prendendo la linea 11. Nonostante la prenotazione fosse per le 14, orario in cui molti ristoranti non accettano più nessuno, la titolare ci ha accolti con grande gentilezza e disponibilità. La sera prima ci ha chiamato per rassicurarmi sulla loro preparazione riguardo alla celiachia e per dirmi di non preoccuparmi se avessimo fatto tardi, in quanto loro sarebbero stati comunque a disposizione, visto che stavano preparando per il cenone. La  scelta sul menù sembrava piuttosto interessante, ma, dato che poi dovevamo tornare a Torino, ci siamo concessi “soltanto” un assaggio di farinata (buonissima) e una pizza. Insieme al caffé, visto che la proprietaria mi ha avvertito che non poteva garantire per i cioccolatini, mi sono stati portati due biscotti senza glutine. Siamo andati via con la voglia di tornare appena possibile per assaggiare anche la loro cucina.

 

L’ultimo giorno prima della partenza, essendo il primo dell’anno, ci siamo alzati con calma e siamo andati a passeggiare al Valentino, dove la pace (e gli scoiattoli) ti accompagnano nel tuo cammino. Ci siamo ritrovati poi di nuovo in centro e siamo andati in cerca di un nuovo locale da provare. La nostra scelta è caduta sul ritorante Kipling. Incuriositi dal menu esposto siamo entrati e anche in questo caso, come sempre a Torino, siamo stati accolti con grande gentilezza pur non avendo prenotato. Il locale si affaccia sulla piazza Bordoni ed è piuttosto particolare. E’ aperto tutti i giorni da mezzogiorno a mezzanotte e trenta e il menu pesenta accanto a ogni piatto senza glutine un simbolo, in modo da non potersi sbagliare, e si compone sia di cucina tradizionale piemontese che di piatti etnici . Avendoli preparati per il cenone, ho avuto il piacere di assaggiare dei cappellacci zucca e tartufo fatti in casa, per poi proseguire poi con satay di pollo accompagnato da falafel e salsa allo yogurt e concludere con un semifreddo alla nocciola con salsa di cioccolato.

 

La breve vacanza a Torino è finita troppo in fretta, ma non vedo l’ora di tornare per godermi di nuovo la storia, l’accoglienza e il buon cibo di questa splendida città.

Alla prossima, mia bella Torino.

Pepper

 

 

Vacanze amarcord – Macugnaga

Da piccola andavo in montagna con i miei genitori e mio fratello: per tredici anni abbiamo affittato un appartamento a Macugnaga, nella frazione di Borca, abbiamo fatto gite, girato per il paese, giocato la sera tutti insieme a Risiko, Monopoli, carte, etc… Successivamente ci siamo tornati di tanto in tanto in giornata, ma da anni ormai non salivo fino al mio rifugio preferito. Desideravo portare il mio compagno con me per mostrargli i monti della mia infanzia. Così abbiamo prenotato con Booking un appartamento per sei notti e siamo partiti.

Da brava celiaca, sapendo che in paese non ci sono grandi supermercati, mi sono portata una scorta di pasta, pane, sughi, biscotti ed altro ancora. In pratica due enormi sacchetti di cibo sono venuti in montagna con noi. In realtà la situazione si è dimostrata meno tragica del previsto.

Girando tra i negozi della frazione di Staffa, il centro del paese, in uno si trovano affettati in vaschetta e budini glutenfree, in un altro biscotti e cracker e infine da La culla del desiderio si trova della pasta senza glutine, oltre ad una proprietaria estremamente gentile e simpatica che mi ha passato una ricetta per la piadina gluten free che presto proverò. Per quanto riguarda i ristoranti, non ci sono locali del circuito AFC, quindi, se volete uscire a mangiare, occorre chiedere e fidarsi delle risposte.

Ma torniamo a noi. Le escursioni che si possono fare in zona sono diverse, ma noi eravamo molto poco allenati e quindi ne abbiamo fatte solo alcune. Il primo giorno giro del paese per scovare i negozi. Il secondo giorno ci siamo recati a piedi al Lago Delle Fate. Qui, dopo aver proseguito per un tratto sul sentiero in mezzo al bosco ed essere tornati in riva al lago, abbiamo mangiato al Bar Ristorante AlpinoAvendo avvertito il giorno prima telefonicamente  e la mattina stessa di persona, ho potuto mangiare pasta alla macugnaghese e polenta con formaggi senza alcun problema. Unico difetto il dolce: di glutenfree c’erano solo i mirtilli della casa.

Di ritorno ci siamo recati fino alla frazione di Borca per visitare il museo Walser, piccolo ma interessantissimo e ben tenuto.

Il terzo giorno abbiamo deciso di prendere la funivia per salire sul passo del monte Moro, per poi salire fino alla statua della Madonna delle nevi. Qui, ci siamo recati al rifugio Oberto Maroli per bere qualcosa, ho chiesto per curiosità e ho scoperto che prenotando prima mi avrebbero fatto trovare sia pasta che rösti. Non avendo prenotato la cameriera si è informata e poco dopo il cuoco è sbucato dalla finestra della cucina per dirmi che aveva ancora della pasta da prepararmi, ma per il rösti, pur essendo senza glutine, non poteva garantire la non contaminazione, perché non ricordava cos’altro aveva preparato quel giorno mentre li faceva. Decisamente informati. Decido di fidarmi e mi godo un piatto di pasta caldo e dei wafer confezionati senza glutine.

Il giorno successivo siamo saliti all’alpe Burki a piedi, ma il cielo si è annuvolato all’improvviso e abbiamo deciso di tornare a casa, ma non prima di aver comprato una toma all’agriturismo dell’alpe. La sera abbiamo prenotato al Bar Ristorante Pizzeria Roffel. Avvisandoli e arrivando presto (in modo che venga cotta la pizza senza glutine prima delle altre e non ci sia contaminazione) si può mangiare anche la pizza, ma io ho preferito ordinare di nuovo polenta e non me ne sono pentita.

 

Venerdì mi sono alzata e dalla finestra ho visto il Monte Rosa in tutto il suo splendore, senza nemmeno una nuvola. “Si va al Rifugio Zamboni-Zappa!”Per arrivarci ci sono due vie, ma quella più praticata e dotata anche di seggiovia passa dal rifugio Burki, per poi salire al rifugio CAI di Saronno e al rifugio Belvedere. Da lì si attraversa la morena e si sale su un costone per arrivare al rifugio Zamboni-Zappa. Noi siamo saliti a piedi. In nessuno di questi rifugi è possibile mangiare senza rischio di contaminazione purtroppo, ma io mi ero portata dell’insalata di pasta per non rischiare. Lassù sembra quasi di poter toccare le montagne e nell’immenso prato dietro al rifugio la pace ti scalda il cuore.

Sabato giornata di riposo in giro per il paese. A pranzo siamo andati al Ristorante Macugnaga, proprio accanto al nostro appartamento e mi sono goduta una polenta calda con brasato.

20170805_125400

Poi la tranquillità, le case caratteristiche in legno con i fiori e alla sera i fuochi d’artificio e le bancarelle, dove ho trovato una coppia che produce dei favolosi biscotti senza glutine che mi sono portata a casa.

20170806_211417

La domenica purtroppo siamo dovuti andar via da quel posto meraviglioso e tranquillo. Prima di partire, colazione al bar Joder, dove ho trovato almeno un biscotto confezionato glutenfree e dove chi non ha la celiachia può gustare ottimi dolci e cioccolate.

Ci sono altri due ristoranti che mi sono stati segnalati e non ho avuto il tempo di provare. Mi hanno detto infatti che anche la pizzeria Flizzi fa pizze senza glutine su prenotazione, ma non sono riuscita a chiedere, mentre all’albergo ristorante Flora, che si trova sempre nella piazza centrale, mi hanno assicurato che prenotando la sera prima avrei potuto mangiare senza problemi un’ottima pizza. Anche in questo caso però non ho avuto il tempo di andare a testare il locale per voi. Un’ottima scusa per tornarci.

Alla prossima

Pepper

 

L’accoglienza ligure

Rieccomi di nuovo a Genova per un sabato “toccata e fuga” in compagnia di un collega del mio compagno.

Purtroppo il PaniNOGlut, locale di cui vi avevo parlato in un precedente articolo, ha cambiato gestione e sembra che il senza glutine non sia più presente. In cerca di focaccia, come ogni volta che vado in Liguria, e memore di diversi commenti lusinghieri su vari gruppi di Facebook, siamo andati a cercare il Celibon (Salita di Coccagna, 7/r): il locale è molto piccolo e sono rimasta un pochino delusa rispetto ai commenti che avevo letto. Ottima la focaccia al formaggio, mentre quella normale ha un buon sapore, ma una consistenza un pochino troppo spugnosa.

Genova non mi delude mai, riesce sempre ad affascinarmi e a farmi sentire stranamente a mio agio, nonostante sia una città piena di contrasti (o forse proprio per questo motivo). Anche stavolta ho scoperto un lato che non conoscevo, una zona di Genova lontana dall’idea che si ha di città portuale e più simile ad un paesino di villeggiatura. La zona in questione è quella della spiaggia di Boccadasse e il panorama di cui si gode è veramente stupendo.

Ma quello che più mi ha fatto piacere è l’accoglienza ricevuta. Si parla tanto della tipica accoglienza ligure, di Genovesi e Savonesi che allontanano i turisti con il loro atteggiamento e non vogliono che arrivino persone da altre parti. Sì, per alcuni negozi e ristoranti è effettivamente così. Ma la Liguria che amo, quella con i panorami, il mare e i colli, il buon cibo, il pesto e il sugo di noci, la formaggetta e tanto altro ancora, è piena di persone che mi hanno accolto come se fossi sempre stata ligure anche io. La signora del ristorante a Mallare che mi ha dato consigli su come fare la pasta senza glutine fatta in casa fa parte di queste persone, come ne sono parte i commessi della fumetteria e dei negozi in cui siamo entrati in questa domenica e come sicuramente ne fa parte il collega del mio compagno.

Sentirsi a casa in casa dei suoi genitori, che non mi avevano mai vista così come era la prima volta che mi vedeva lui, scoprire che hanno appositamente cercato alimenti senza glutine per tutti in modo da non contaminare niente affinché non avessi problemi per il pranzo. E che pranzo! Affettati e melone, frittatina di zucchine, arrosto di tacchino al latte con patate, macedonia e gelato. La simpatia con cui mi hanno accolto senza farmi pesare il problema della celiachia e la simpatia del nostro accompagnatore hanno contribuito a farmi sentire ancora una volta come se la Liguria fosse un po’ anche casa mia.

Un bell’esempio di come i luoghi comuni non sempre siano veri e di come ci si può sentire a casa ovunque in compagnia delle persone giuste.

A Genova tornerò ancora, ma nel frattempo vi lascio un paio di scorci da guardare.

Alla prossima

Pepper