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Il brunch con l’amica

Quando la nostra amica Lu torna a Milano, non perdiamo mai occasione per vederci. L’ultima volta che è salita le abbiamo proposto di trovarci per un brunch in un locale di cui avevo sentito parlare e che non ero ancora riuscita a provare.

Il locale in questione è il PanPerMe, una glutenfree backery che si trova in viale Monte Nero. L’atmosfera è particolare: un arco, piante appese al soffitto e un tavolo con due altalene al posto delle sedie danno un senso di serenità e pace.

Pasticcini, torte, biscotti e pane sono sempre disponibili e si può pranzare con una selezione di primi, secondi o insalate. La domenica dalle 11 alle 15 è possibile avere il brunch, con quattro proposte differenti: americano, norvegese, italiano e veggie, tutti e quattro comprendenti panini al latte, spremuta o succo, caffè e dolce. Io ho scelto il brunch americano e non sono rimasta delusa. Sono uscita dal locale sazia e soddisfatta, con la voglia di tornarci presto per assaggiare altri dolci.

Milano è anche questo: locali nuovi da provare dove godersi un ottimo brunch senza glutine in meravigliosa compagnia.

Alla prossima.

Pepper

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Ripartire dalle basi

Quando si riceve la diagnosi di celiachia all’inizio si sperimenta una sensazione di panico, subito sostituita da un incredibile nervoso per l’improvviso cambio di dieta. Poi però man mano la tristezza e il nervoso si attenuano e si comincia ad informarsi sul serio e ad abituarsi al nuovo “stile di vita”.

Con internet e i social network siamo sempre più facilitati nella ricerca di locali dove possiamo mangiare tranquillamente e abbiamo la possibilità di confrontarci con chi sta affrontando la stessa malattia. Tuttavia, inutile nasconderlo, leggendo i post e i commenti ci si accorge che spesso regna la confusione più totale perfino tra noi celiaci. Quando le persone iniziano a dire che si possono mangiare cibi di cui è la stessa società che li distribuisce ad affermare in maniera scritta che non può garantire la non contaminazione, perché “io li ho sempre mangiati e non mi sono mai sentita male”, è evidente che ci sia qualcosa di distopico. A furia di leggere commenti contraddittori ci si fa prendere da dubbi su qualsiasi cosa. Che fare allora?

La celiachia è una malattia e come tale va trattata. Dalla celiachia non si può guarire e l’unica terapia al momento a nostra disposizione è una rigorosa dieta senza glutine. Non esistono gradi di celiachia: o si è celiaci o non lo si è. Esistono tuttavia sintomi differenti e persino persone asintomatiche. Come per tutte le malattie è importante controllarsi e seguire la dieta senza glutine ed è un’ottima occasione per iniziare a prendersi davvero cura di se stessi. Troppo spesso, soprattutto se si lavora tanto e si è golosi come me, ci si dimentica che occorre controllare la propria salute ed avere un’alimentazione bilanciata, a volte per pigrizia, a volte perché si considera il cibo uno dei più grandi piaceri della vita e si finisce con l’esagerare. Troppo spesso si leggono domande di persone confuse che dopo anni ancora non sanno cosa possono o non possono mangiare dopo la diagnosi di celiachia.

Per questo io ho deciso di riprendere in mano le informazioni utili e di scrivere questo articolo. Ho deciso di ricominciare dalle basi.

In questo procedimento, un grande aiuto ci viene fornito dall’AIC. Sul sito dell’associazione c’è una sezione dedicata ai neodiagnosticati che spiega le basi e dove trovare le informazioni utili. Diventandone soci si riceve a casa il prontuario, il notiziario dell’associazione e del materiale informativo e si ha la possibilità di partecipare a tutte le iniziative dell’associazione. Tanti sono i progressi fatti in questo settore soprattutto grazie a questa associazione. Tra gli altri servizi c’è un’applicazione che permette di trovare tutti i locali aderenti al progetto AFC (alimentazione fuori casa), ovvero locali che hanno seguito una formazione e accettato di preparare cibo adatto a noi celiaci e di sottoporsi a eventuali controlli da parte della sezione locale dell’associazione.

Fondamentale è fare riferimento all’abc, dove sono elencati gli alimenti permessi, vietati o a rischio. Qui vi riporto il link. Per tutti gli alimenti che sono a rischio, si possono assumere con sicurezza solo quelli che riportano la scritta “senza glutine” o il simbolo della spiga barrata. Particolare attenzione dev’essere posta nell’evitare la contaminazione. Se in cucina si hanno sia alimenti con glutine che senza, non servono due set di pentole e infiniti accessori: bastano pochi accorgimenti per evitare la contaminazione. Qui potete vedere un piccolo video che li riassume. Nella dispensa occorre tenere ben separati gli alimenti consentiti da quelli non consentiti.

Sui social network troverete spesso dei dibattiti su alcuni prodotti. Alcune ditte comunicano sul proprio sito, su una locandina o su una mail di risposta al cliente che il loro prodotto è senza glutine, senza però mettere il claim sulla confezione. Il dibattito sui vari gruppi si accende sempre su questo argomento, perché per l’associazione non vale la sola parola della ditta, ma il prodotto deve essere presente sul prontuario degli alimenti o recare la spiga barrata o la scritta senza glutine sulla confezione per essere sicuro per noi. Qualcuno pensa sia esagerato, ma mi domando: vale la pena rischiare per un prodotto che affermano essere senza glutine ma di cui non vogliono assumersi la responsabilità di apporre la scritta che ci tutela sulla confezione? Vale la pena rischiare se un alimento è a rischio solo perché qualcuno ha scritto su un social network che pur mangiando quel prodotto non ha riscontrato sintomi evidenti? A livello fisico la celiachia può essere asintomatica o avere sintomi che si confondono facilmente con altre patologie e creare ugualmente danni. Perciò personalmente non credo sia una buona idea rischiare, soprattutto al giorno d’oggi, quando anche noi abbiamo ampia scelta di cibo e sempre più locali e esercenti si stanno attrezzando. Questo ovviamente non vuol dire che dobbiamo diventare paranoici e vedere contaminazioni ovunque. Come sempre ci vuole la giusta misura.

Quanto all’alimentazione, una volta tolto il glutine valgono le regole di base che valgono per le persone sane. Diverse indicazioni a riguardo si trovano sia sul materiale dell’AIC che su vari siti, tra cui quello del Ministero della Salute. E anche in questo caso, anzi, forse ancora di più su questo argomento, ricomincio dalle basi. Perché per chi è goloso come lo sono io, quando riceve una diagnosi di celiachia tende ad esagerare con qualsiasi nuovo alimento trovi che non aveva ancora mangiato in versione senza glutine. Ci si dimentica a volte che si può mangiare bene anche mangiando sano e che si può soddisfare il proprio appetito e la propria golosità anche con un’alimentazione equilibrata.

E questa sarà la mia sfida nei prossimi mesi. Trovare un equilibrio nella mia alimentazione, prendermi cura di me stessa con cibo buono e sano.

Ma questa è un’altra storia.

Nel frattempo, come sempre, buon appetito.

Pepper

 

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Lo gnocco fritto e il “derby” di improvvisazione

Questo weekend, come spesso capita, sono stata a Milano. Tanti sono i locali della città dove possiamo mangiare tranquillamente noi celiaci: questa volta abbiamo testato il Cook Window, in via Amatore Sciesa.

Il ristorante fa parte del circuito AFC e fa anche da pizzeria con forno a legna. Dal menu si possono ordinare alcuni antipasti, alcuni primi, tutti i secondi e alcuni dolci fatti in casa.

Il personale è attento e preparato e il cameriere ha avuto l’accortezza di chiedere se anche il mio compagno voleva mangiare senza glutine per consentirmi di assaggiare i piatti da lui ordinati. Mentre sfogliavo il menu, con mia sorpresa, mi è stato chiesto se volevo dello gnocco fritto con prosciutto crudo come antipasto. Vista la difficoltà nel trovarlo, non ho saputo dire di no e così ho ordinato antipasto, risotto verde con stracchino, cotoletta alla milanese e sorbetto al limone.

Devo dire che il risotto era buono, ma un pochino al dente. In compenso lo gnocco fritto era delizioso e la cotoletta (altro piatto critico per noi celiaci e difficile da trovare) era veramente buona, tanto da superare la prova d’assaggio del mio milanese imbruttito. Non abbiamo testato la pizza, ma sicuramente vale la pena tornarci.

Per concludere la giornata ci siamo recati al teatro del Vigentino, per assistere al match di improvvisazione Milano contro Varese. Come potevo mancare alla sfida “derby” tra le mie due case? Come potevo perdermi un match fuori casa dei Plateali? La sfida è stata divertentissima, le squadre hanno giocato bene e in perfetta sintonia tra loro. E alla fine non poteva che essere pareggio… Del resto ormai anche Milano è diventata casa mia.

Pepper

 

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Turin, ma che bela Turin

“Turin, ma che bela Turin”, cantava Macario. E come dargli torto. Ogni volta che passo un weekend in questa città mi sento a casa. Camminare per le strade del centro la sera e passeggiare per il parco del Valentino mi da un senso di pace. Ogni volta che mi reco a Torino trovo un posto nuovo dove mangiare senza glutine.

Questa volta abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento in zona San Salvario. La sera stessa abbiamo perlustrato la zona per fare spesa e abbiamo scovato la gastronomia La Madia, In via Ormea. Qui si possono trovare pane, pizza, pasta fresca, torte salate e dolci, tutti senza glutine e su richiesta si possono avere prodotti adatti anche a chi soffre di altre intolleranze alimentari. Dopo esserci mangiati un pezzo di focaccia, siamo tornati a casa con una torta salata, una quiche pancetta e cipolle e una mini Sacher con cui il 31 dicembre abbiamo chiuso il nostro “cenone casalingo”.

 

Il giorno successivo ci siamo recati alla Venaria Reale. Il complesso comprende la Reggia, i suoi Giardini, il Borgo Antico e il Parco La Mandria. La storia della Reggia è particolare: per anni è stata abbandonata a se stessa. Poi, dopo un lungo lavoro di restauro, è stata riportata alla sua bellezza ed è diventata Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

I ristoranti sono molti nella zona, ma nessuno di quelli interni alla Reggia sembrava dare possibilità di cibo senza glutine guardando su internet, quindi ho prenotato tramite The Fork al ristorante pizzeria Geoffrey’s sapori reali, in via san Marchese. Il locale è comodamente raggiungibile anche da Torino prendendo la linea 11. Nonostante la prenotazione fosse per le 14, orario in cui molti ristoranti non accettano più nessuno, la titolare ci ha accolti con grande gentilezza e disponibilità. La sera prima ci ha chiamato per rassicurarmi sulla loro preparazione riguardo alla celiachia e per dirmi di non preoccuparmi se avessimo fatto tardi, in quanto loro sarebbero stati comunque a disposizione, visto che stavano preparando per il cenone. La  scelta sul menù sembrava piuttosto interessante, ma, dato che poi dovevamo tornare a Torino, ci siamo concessi “soltanto” un assaggio di farinata (buonissima) e una pizza. Insieme al caffé, visto che la proprietaria mi ha avvertito che non poteva garantire per i cioccolatini, mi sono stati portati due biscotti senza glutine. Siamo andati via con la voglia di tornare appena possibile per assaggiare anche la loro cucina.

 

L’ultimo giorno prima della partenza, essendo il primo dell’anno, ci siamo alzati con calma e siamo andati a passeggiare al Valentino, dove la pace (e gli scoiattoli) ti accompagnano nel tuo cammino. Ci siamo ritrovati poi di nuovo in centro e siamo andati in cerca di un nuovo locale da provare. La nostra scelta è caduta sul ritorante Kipling. Incuriositi dal menu esposto siamo entrati e anche in questo caso, come sempre a Torino, siamo stati accolti con grande gentilezza pur non avendo prenotato. Il locale si affaccia sulla piazza Bordoni ed è piuttosto particolare. E’ aperto tutti i giorni da mezzogiorno a mezzanotte e trenta e il menu pesenta accanto a ogni piatto senza glutine un simbolo, in modo da non potersi sbagliare, e si compone sia di cucina tradizionale piemontese che di piatti etnici . Avendoli preparati per il cenone, ho avuto il piacere di assaggiare dei cappellacci zucca e tartufo fatti in casa, per poi proseguire poi con satay di pollo accompagnato da falafel e salsa allo yogurt e concludere con un semifreddo alla nocciola con salsa di cioccolato.

 

La breve vacanza a Torino è finita troppo in fretta, ma non vedo l’ora di tornare per godermi di nuovo la storia, l’accoglienza e il buon cibo di questa splendida città.

Alla prossima, mia bella Torino.

Pepper