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Macugnaga: la cultura e la bellezza

Vi avevo già parlato di Macugnaga in occasione delle vacanze della scorsa estate (se ve lo siete perso cliccate qui). Il paese, che da sempre ho nel cuore, è piaciuto così tanto anche al mio compagno che abbiamo deciso di tornarci anche quest’anno. Vi scrivo nuovamente per aggiornarvi sulle novità e per confermarvi che quel paesino piccolo con poche attrazioni turistiche, ha un fascino che non tramonta mai: ci si sente a casa passeggiando per il paese e il cuore di riempie di pace osservando i panorami che si possono ammirare salendo sui suoi monti.

Il primo giorno

Anche quest’anno abbiamo contattato la proprietaria delle strutture Apartaments Incanto Walser, che ci ha affittato l’appartamento sopra quello in cui eravamo stati lo scorso anno: posizione perfetta per lasciare la macchina ferma e muoversi a piedi per tutto, appartamento con soggiorno con cucina a vista e camera con bagno mansardati. Pulito, funzionale e romantico. Al mattino si inizia la giornata con il saluto del Monte Rosa al nostro balconcino.

Per pranzo insalata di riso portata da casa, ma per cena abbiamo voluto provare un posto in cui ancora non eravamo stati: il ristorante dell’hotel Flora. Lo scorso anno mi avevano detto che prenotando prima avrebbero fatto anche la pizza, così abbiamo chiamato qualche sera prima per effettuare la prenotazione: una voce femminile ci ha avvisato che non riescono a fare pizza senza glutine, ma che per il menu ristorante non avrò problemi: abbiamo quindi prenotato per il menu ristorante per la sera del nostro arrivo. Giunti sul posto, il cameriere ci ha guardati con aria strana, ci ha accompagnati al tavolo e mi ha detto che non gli è stata comunicata nessuna prenotazione (il proprietario pensava addirittura che avessimo prenotato per errore un altro ristorante, ma ha confermato che il numero nella cronologia delle chiamate era il suo). Certo perdersi l’unica prenotazione della serata non è stato un buon inizio, ma il cameriere ha salvato la cena chiedendo al cuoco cosa potessi mangiare in sicurezza e tornando con due scelte: pasta oppure roastbeef e patate. Ho optato per la seconda opzione e devo dire che ho trovato il piatto davvero buonissimo. Dolci completamente assenti, ma ho preso una fetta di anguria e un caffè. Cena salva, carne buona e vacanza iniziata.

Le novità

A parte l’esperimento al ristorante dell’hotel Flora, ci sono novità da riportarvi.

La prima è che da Walser Beckerei Sas, la panetteria vicino alla chiesa di Staffa, ci sono dei prodotti confezionati che fanno arrivare apposta per noi: muffin, tortine e crostatine. La scelta non è abbondante, ma finalmente possiamo avere qualcosa anche noi.

La seconda novità è che sono aumentati i prodotti senza glutine in vendita nel negozio La culla del desiderio: ora, oltre alla pasta, si trovano crackers, biscotti e taralli di diversi tipi.

Ultima delle novità, ma non in ordine di importanza, al Ristoro Paradiso, che si trova all’alpe Burki ed è raggiungibile anche tramite seggiovia, noi celiaci possiamo mangiare la polenta. A causa di una tendinite che mi ha colto impreparata infatti, abbiamo dovuto fermarci invece di proseguire la nostra gita. Mentre ordinavo il caffè (e ilbuonLohe si godeva un affogato gigante) abbiamo chiesto se avrei potuto mangiare lì anche io e ci hanno confermato che avrei potuto scegliere tra polenta e funghi o polenta e formaggio. La ragazza con cui abbiamo parlato è stata così gentile da proporci di aspettare lì fino all’ora di pranzo, permettendoci di usare le sdraio del bar. Momenti di puro relax conclusi da un’ottima polenta.

Accoglienza e cultura

A Macugnaga mi sento sempre a casa e quest’anno ancora di più mi sono goduta l’accoglienza e la pace del luogo, unendola a una bella dose di cultura. Alla Kongresshaus vengono organizzati concerti e conferenze molto interessanti. Le guide alpine organizzano escursioni e passeggiate. Sono presenti in tutto il paese i forni tradizionali in pietra, due musei e una miniera d’oro visitabili. Per il secondo anno di fila hanno ospitato una serata di Vette d’artificio.

Tante persone dimostrano quanto siano legati al loro territorio e quanto siano accoglienti. Ve ne riporto due esempi.

Passeggiando in un giorno nuvoloso, mi sono accorta che la chiesa vecchia era aperta: non l’avevo mai vista aperta in tanti anni. Al suo interno un signore gentilissimo, a cui purtroppo non ho chiesto il nome, ci ha visto interessati e ci ha spiegato moltissime cose sulla chiesa e permesso di salire sul matroneo e sul campanile, da cui si gode di un panorama stupendo. Vi assicuro che quella chiesetta nasconde tante storie e tanti tesori, come mai mi sarei aspettata, ed è stato stupendo riuscire a vederla e saperne un po’ di più.

L’altro esempio in realtà è un insieme di coincidenze ed episodi. Ho visto il cartello che pubblicizzava uno spettacolo al museo Walser, una lettura di brani ispirati ad un libro che non avevo ancora letto. Così siamo scesi a piedi per andare a vederlo e mi sono ritrovata poi a guardare anche un video in cui una ragazza che conoscevo da bambina cantava in Titsch, il dialetto Walser della zona. Lo spettacolo è stato introdotto da una signora bionda. Il giorno dopo siamo andati a visitare il Museo della Montagna e del Contrabbando. Il museo è piccolo, ma molto interessante e a farci da guida c’era la signora della sera precedente. Si chiama Daniela Valsesia ed è preparata, disponibile e molto simpatica. Abbiamo potuto fare domande e raccontarle le nostre impressioni. Abbiamo notato che in fondo la parte del contrabbando era un po’ la stessa di casa nostra: la storia lì somigliava alla terra di confine qui. Inutile dire che, quando abbiamo visto che ci sarebbe stata la presentazione del libro a cui era ispirata la rappresentazione, non abbiamo esitato: abbiamo acquistato il libro e ci siamo recati alla Kongresshauss. Lì abbiamo ritrovato nuovamente Daniela, che ci ha riconosciuto e presentato ad un professore davvero simpatico, così abbiamo piacevolmente conversato con loro prima dell’inizio della presentazione. Del libro vi parlerò in un articolo a parte, perché vale la pena di parlarne, leggerlo e tenerlo a casa. Quella sera ci siamo sentiti a casa e so già che ci sentiremo a casa ogni volta che torneremo a Macugnaga.

Un pochino già sento la mancanza di quei monti, del vecchio tiglio secolare che vedevo anche da bimba, delle persone cordiali e disponibili che ti salutano come se avessi sempre vissuto lì.

So già che torneremo appena sarà possibile e fino ad allora faremo tesoro di questa nostra vacanza.

Alla prossima

Pepper

 

Vacanze amarcord – Macugnaga

Da piccola andavo in montagna con i miei genitori e mio fratello: per tredici anni abbiamo affittato un appartamento a Macugnaga, nella frazione di Borca, abbiamo fatto gite, girato per il paese, giocato la sera tutti insieme a Risiko, Monopoli, carte, etc… Successivamente ci siamo tornati di tanto in tanto in giornata, ma da anni ormai non salivo fino al mio rifugio preferito. Desideravo portare il mio compagno con me per mostrargli i monti della mia infanzia. Così abbiamo prenotato con Booking un appartamento per sei notti e siamo partiti.

Da brava celiaca, sapendo che in paese non ci sono grandi supermercati, mi sono portata una scorta di pasta, pane, sughi, biscotti ed altro ancora. In pratica due enormi sacchetti di cibo sono venuti in montagna con noi. In realtà la situazione si è dimostrata meno tragica del previsto.

Girando tra i negozi della frazione di Staffa, il centro del paese, in uno si trovano affettati in vaschetta e budini glutenfree, in un altro biscotti e cracker e infine da La culla del desiderio si trova della pasta senza glutine, oltre ad una proprietaria estremamente gentile e simpatica che mi ha passato una ricetta per la piadina gluten free che presto proverò. Per quanto riguarda i ristoranti, non ci sono locali del circuito AFC, quindi, se volete uscire a mangiare, occorre chiedere e fidarsi delle risposte.

Ma torniamo a noi. Le escursioni che si possono fare in zona sono diverse, ma noi eravamo molto poco allenati e quindi ne abbiamo fatte solo alcune. Il primo giorno giro del paese per scovare i negozi. Il secondo giorno ci siamo recati a piedi al Lago Delle Fate. Qui, dopo aver proseguito per un tratto sul sentiero in mezzo al bosco ed essere tornati in riva al lago, abbiamo mangiato al Bar Ristorante AlpinoAvendo avvertito il giorno prima telefonicamente  e la mattina stessa di persona, ho potuto mangiare pasta alla macugnaghese e polenta con formaggi senza alcun problema. Unico difetto il dolce: di glutenfree c’erano solo i mirtilli della casa.

Di ritorno ci siamo recati fino alla frazione di Borca per visitare il museo Walser, piccolo ma interessantissimo e ben tenuto.

Il terzo giorno abbiamo deciso di prendere la funivia per salire sul passo del monte Moro, per poi salire fino alla statua della Madonna delle nevi. Qui, ci siamo recati al rifugio Oberto Maroli per bere qualcosa, ho chiesto per curiosità e ho scoperto che prenotando prima mi avrebbero fatto trovare sia pasta che rösti. Non avendo prenotato la cameriera si è informata e poco dopo il cuoco è sbucato dalla finestra della cucina per dirmi che aveva ancora della pasta da prepararmi, ma per il rösti, pur essendo senza glutine, non poteva garantire la non contaminazione, perché non ricordava cos’altro aveva preparato quel giorno mentre li faceva. Decisamente informati. Decido di fidarmi e mi godo un piatto di pasta caldo e dei wafer confezionati senza glutine.

Il giorno successivo siamo saliti all’alpe Burki a piedi, ma il cielo si è annuvolato all’improvviso e abbiamo deciso di tornare a casa, ma non prima di aver comprato una toma all’agriturismo dell’alpe. La sera abbiamo prenotato al Bar Ristorante Pizzeria Roffel. Avvisandoli e arrivando presto (in modo che venga cotta la pizza senza glutine prima delle altre e non ci sia contaminazione) si può mangiare anche la pizza, ma io ho preferito ordinare di nuovo polenta e non me ne sono pentita.

 

Venerdì mi sono alzata e dalla finestra ho visto il Monte Rosa in tutto il suo splendore, senza nemmeno una nuvola. “Si va al Rifugio Zamboni-Zappa!”Per arrivarci ci sono due vie, ma quella più praticata e dotata anche di seggiovia passa dal rifugio Burki, per poi salire al rifugio CAI di Saronno e al rifugio Belvedere. Da lì si attraversa la morena e si sale su un costone per arrivare al rifugio Zamboni-Zappa. Noi siamo saliti a piedi. In nessuno di questi rifugi è possibile mangiare senza rischio di contaminazione purtroppo, ma io mi ero portata dell’insalata di pasta per non rischiare. Lassù sembra quasi di poter toccare le montagne e nell’immenso prato dietro al rifugio la pace ti scalda il cuore.

Sabato giornata di riposo in giro per il paese. A pranzo siamo andati al Ristorante Macugnaga, proprio accanto al nostro appartamento e mi sono goduta una polenta calda con brasato.

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Poi la tranquillità, le case caratteristiche in legno con i fiori e alla sera i fuochi d’artificio e le bancarelle, dove ho trovato una coppia che produce dei favolosi biscotti senza glutine che mi sono portata a casa.

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La domenica purtroppo siamo dovuti andar via da quel posto meraviglioso e tranquillo. Prima di partire, colazione al bar Joder, dove ho trovato almeno un biscotto confezionato glutenfree e dove chi non ha la celiachia può gustare ottimi dolci e cioccolate.

Ci sono altri due ristoranti che mi sono stati segnalati e non ho avuto il tempo di provare. Mi hanno detto infatti che anche la pizzeria Flizzi fa pizze senza glutine su prenotazione, ma non sono riuscita a chiedere, mentre all’albergo ristorante Flora, che si trova sempre nella piazza centrale, mi hanno assicurato che prenotando la sera prima avrei potuto mangiare senza problemi un’ottima pizza. Anche in questo caso però non ho avuto il tempo di andare a testare il locale per voi. Un’ottima scusa per tornarci.

Alla prossima

Pepper